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C'è stata la sentenza in Corte d'Assise d'Appello di Roma per l'omicidio di Serena Mollicone.
Sono stati assolti gli imputati, in particolare l'ex comandante della caserma di Arce, Mottola il figlio Marco, la moglie e due carabinieri accusati anche di concorso in omicidio; a distanza di pochi giorni da questa sentenza aspettando le motivazioni, non posso che esprimere una grande amarezza.
Innanzitutto perché ritengo che nel nostro paese siamo ancora lontani da poter valorizzare, utilizzare adeguatamente le scienze forense all'interno dei processi ciò perché sono consulente di parte dal 2009 per la famiglia Mollicone
ovvero per il padre di Serena, il povero Guglielmo che c'ha lasciato prematuramente due anni fa e lo zio di Serena, fratello di Guglielmo, Antonio Mollicone insieme a me il generale Garofano, con cui abbiamo portato un contributo scientifico sia in Corte d'Assise a Cassino, in primo grado, sia in Corte d'Assise d'Appello, in secondo grado.
In questo processo hanno partecipato eminenti professionisti per la procura la professoressa Cattaneo, che molti di voi conoscerà è la più esperta e illustre professionista a livello anche internazionale e di medicina legale che ha valutato la compatibilità della marca della porta dell'appartamento in uso alla famiglia Mottola con la circonferenza del cranio della povera Serena e anche con i frammenti di legno trovati tra i capelli della povera ragazza. A questo caso hanno lavorato anche i RIS di Roma trovando degli indizi molto importanti e corroboranti fra di loro.
Ecco allora io mi chiedo se per poter condannare degli imputati sia necessario avere una prova regina a distanza di 23 anni da un omicidio oppure potevano essere sufficienti gravi indizi precisi e concordanti che la giurisprudenza ci ricorda che formano delle prove.
Aspetteremo come vi ho detto la sentenza, ma c'è tristezza; non solo legata a questo caso ma anche per la giustizia italiana. Per chi fosse curioso di saperne di più di questa vicenda ne ho parlato nel libro che alcuni di voi forse conoscono "Il Prisma Storie di omicidio e dintorni" edito dalla bussola che trovate anche su Amazon e la cui preparazione è del generale Garofano la postazione giornalista conduttrice televisiva Adriana Pannitteri.
In questa vicenda mi sono occupata sia del profilo psicologico di Serena Mollicone che per come è stata descritta delle amiche non poteva altro che andare a scuola quella mattina e se a scuola non è ne arrivata vuol dire che qualcuno l'ha convocata da un'altra parte qualcuno l'ha chiamata per poter evidentemente chiarire alcune cose che poi sono andata a finire purtroppo nel suo omicidio.
Mi sono anche occupata della testimonianza del brigadiere Tuzzi; perchè come tutti sapete abbiamo anche un suicida in questo caso, ovvero il brigadiere che quella mattina era presente in caserma come piantone, che all'ingresso della caserma poteva vedere il monito, chi entrava , chi usciva. Nella sua testimonianza, di centinaia di pagine per quanto controversa perché lui fa trapelare che aveva subito delle pressioni, di fatto dichiara di aver visto Serena la descrive anche fisicamente. La descrive alta come il padre, il padre di chi?; quindi si capisce che lui sta parlando di Serena; questo era il motivo per cui era stato convocato in caserma per capire se sapeva qualcosa di quel 01/06/2001.
Il brigadiere Tuzzi afferma di aver visto entrare Serena in caserma intorno alle 11:00 e di non averla vista più uscire.
Aspetteremo la motivazione della sentenza e ricorreremo per cassazione perché Serena, come tutte le vittime innocenti, non può che avere giustizia e noi confidiamo nella giustizia del nostro paese affinché la cassazione comprenda che molti aspetti scientifici di questa vicenda che andavano nella direzione di prove a carico degli imputati sono stati trascurati o addirittura non valutati.