La presentazione presso il Comune di Aprilia lo scorso ottobre, del mio libro: il Prisma. Storie di omicidio e dintorni, edito dalla bussola che potete trovare su Amazon e sul sito dell’editore, è stata un’occasione per parlare di noti casi di cronaca, alcuni riportati nel volume stesso come l’infanticidio commesso dalla signora Franzoni, il cosiddetto caso di Cogne, oppure quello di Alessia Pifferi che ha abbandonato la figlia di 18 mesi in casa a Milano nell’agosto del 2022 facendola morire di stenti.
La psicologia giuridica e la criminologia si occupano da molto tempo di questo problema, in cui la causa di azioni, così inconcepibili, come uccidere il proprio bambino, non dipendono sempre, anzi quasi mai da cause patologiche, che possono avere inciso sulla lucidità mentale al momento del fatto, ovvero la capacità di intendere di volere che è collegata all’imputabilità o meno dell’imputato. Le cause sono molto spesso complesse e attengono sicuramente ad aspetti di vulnerabilità psichica, come alti livelli di anaffettivita’, che interagiscono con il contesto e con le caratteristiche del bambino. Volte si tratta di veri e propri cortocircuiti, dettati da situazioni irripetibili.